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TRADING 2.0

PERCHÈ TRADING 2.0

La maggior parte delle informazioni destinate al Trader Retail, che si possono reperire tramite letteratura specializzata e pubblicazioni sul Web, e parlo di qualcosa come del 99% del materiale reperibile, semplicemente altrimenti non si possono definire che un accozzaglia di invenzioni, prive di senso e di utilità. E’ normale: il trader retail esiste, nel Mondo della Finanza, come fornitore di liquidità al mercato e all’indotto (Brokers, Analisti, Scrittori, Fieristi, Insegnanti, Fornitori di segnali ecc.).

E siccome il valore atteso dell’attività dei trader retail è negativo (dato certo), è facile paragonare il Trader Retail al fornitore di liquidità alle macchinette slot dei bar: divertimento e speranza di vincita (inutile) che si paga tramite esborso di denaro contante.

Ovviamente le obiezioni sono legittime ma altrettanto smontabili: si, sui libri di trading sono scritte fregnacce e si, i “guru” e i “traders professionisti” che affermano di guadagnare, nel 99% dei casi, mentono.

E’ doveroso, a questo punto, fare un ragionamento che è naturale conseguenza dei dati di fatto citati sopra. Se volessi cercare qualche metodo efficace per lucrare sui Mercati Finanziari, farei bene considerare ogni informazione in possesso della massa degli utenti come fuorviante e ogni loro azione come cosa da evitare.

Bisogna rivedere tutto. Rifare tutto da capo. I concetti di base, i procedimenti di studio e ricerca, i luoghi dove reperire le informazioni: tutto da rivedere.

 

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FILOSOFIA TRADING 2.0

Ricordo con nostalgia gli insegnamenti del mio Professore di Educazione Tecnica alle Scuole Medie. Lo studio è una ricerca! – diceva sempre. E’ una massima a cui continuo a ispirarmi tutte le volte che affronto uno studio nuovo, e calza a pennello nel Mondo del Trading.

Con Trading 2.0 ci occuperemo della ricerca di elementi sfruttabili per un trading profittevole (inefficienze dei mercati).

Ogni concetto di base e ogni ipotesi andrà verificata, prima di essere data per vera.

E’ un terreno minato, e per muoverci tra le mine, dobbiamo munirci di strumenti adatti. Questi sono gli strumenti del Quantitative Trading e del Algoritmic Trading.

La mia esperienza porta a concludere che le cose realmente efficaci, in questo campo, sono semplici. Quindi niente di particolarmente complesso o inaccessibile a persone comuni. Il problema è che spesso, il semplice viene confuso con il facile, il comodo. Fare una ricerca e un analisi statistica sulla serie storica, per verificare la ricorrenza di un certo evento, non è una cosa complicata, ma richiede molto lavoro. Lavoro che ovviamente un Trader Retail evita accuratamente di fare: è molto più facile, comodo ed immediato, tracciare qualche linea (trend line) o figura geometrica (patterns) sul grafico, et voilà, l’analisi è fatta! 🙂

Infatti, praticamente tutto ciò che riguarda la famosa Analisi Tecnica, non ha alcun fondamento statistico a monte: solo illusioni ottiche con la valenza di un oroscopo!

Per questo uno dei punti chiave di Trading 2.0 si può riassumere con la frase:

 

Non tradare ciò che vedi, trada ciò che sai!

 

 

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Cercando robustezza

Voi che importanza date alla robustezza dei vostri TS?

Riporto qui alcune regole di N.N.Taleb:

  • Abbi rispetto per il tempo e per la conoscenza non-dimostrativa (Sono preferibili le cose che hanno funzionato bene per un lungo periodo di tempo, essendo più probabile cha abbiano raggiunto i loro stati ergodici. Nella peggiore delle ipotesi, non sappiamo quanto dureranno.)
  • Evita l’ottimizzazione, impara ad amare la ridondanza
  • Evita la predizione di risultati a bassa probabilità, anche se non necessariamente di quelli più comuni
  • Guardati dalla “atipicità” di eventi remoti  (Qui Taleb definisce metodi per creduloni le “analisi degli scenari” e gli “stress test”, se fondati sul passato o su qualche teoria progettata per dare un senso alle cose.)
  • Evita alcune metriche rischiose (Qui, ovviamente, si spara a raffica sulla Gaussiana, sul Indice di Sharpe, sulla lin.reg, ecc. Eh si, Taleb è tutto da leggere.)
  • The Black Swan può essere sia positivo che negativo (Non a caso ho chiamato il mio TS più robusto “White Swan”: cerco di sfruttare ampi movimenti imprevedibili di mercato, andando a “sbiancare” il famoso Cigno Nero.)
  • Non confondere assenza di volatilità con assenza di rischio

Ora, questi, a un trader comune (detto anche “discrezionale” 🙂 ) sembreranno degli sproloqui senza senso, ma un sistemista esperto non può che sguazzarci dentro.

La robustezza del TS, ovvero l’effetto primario della robustezza, è la sua capacità di essere profittevole nel futuro. Facendo un passo indietro, è anche la sua capacità di essere profittevole su un campione di dati sconosciuto, quindi superare molte WFA, quindi avere una alta WFE.

La WFE è un indice capace di rappresentare quantitativamente l’efficienza del TS sui dati OOS (out of sample) di una WFA. Sicuramente devo scrivere al più presto qualche articolo sulla WFA e sul OverFitting, ma non è l’argomento di oggi.

Ormai tutte le mie ultime ricerche hanno come target, creare sistemi robusti. Un sistema robusto sarà quello che guadagnerà in futuro e supererà meglio le WFA.

Un criterio, semplice ma molto interessante, che potrebbe confermare le proprie ipotesi sulla robustezza stessa, è questo:
Il ts, con gli stessi settaggi, dovrebbe superare lunghi periodi di mercato out sample anche applicato a sottostanti differenti da quello sul quale è stata effettuata la selezione dei parametri (tramite WFA, se siamo sistemisti seri), un minimo correlati positivamente a esso però.
Ovviamente, allargando il discorso, su più strumenti il TS risulta performante in out sample, più è robusto. Ricordo che la robustezza è la cosa che più ci proteggerà dall’overfitting, che è il motivo principale del fallimento dei TS.

Partiamo da un test di out of sample concatenati (lavoraccio se fatto in MT4):


In questo caso la cadenza delle OOS è annuale.
Adesso però testiamo, con gli stessi settaggi anno per anno, anche su altri cross, tipo: EURJPY GBPUSD NZDUSD USDCHF
Sicuramente non tutti saranno positivi, ma una buona risposta generale, sicuramente sarà una prova in più di un livello di robustezza accettabile.

Ovviamente non andremo a utilizzare gli stessi settaggi su quei cross: avranno uno sviluppo differente.
E sicuramente funziona meglio (e ha anche più valore) quando i movimenti tradati dal TS sono movimenti condivisi su più cross, ovvero situazioni che fanno registrare dei picchi di correlazione. E la separazione dei movimenti condivisi tra più cross da quelli isolati tra solo 2 o 3 valute, è l’oggetto dei miei prossimi studi. A tal proposito, sto creando degli indici molto interessanti che aiuteranno a rendere il fenomeno facilmente identificabile.
Ecco le OOS concatenate di AUDUSD, EURAUD, EURJPY, EURNZD, EURUSD, GBPUSD, NZDJPY, NZDUSD, USDCHF, USDJPY in portfolio.



Più avanti, scriverò di qualche metodo di sviluppo che adotto per aumentare la robustezza.
Fatemi sapere cosa ne pensate.

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Una riflessione sui mercati finanziari in genere

 

Prendiamo come assunto che i mercati siano praticamente imprevedibili, o molto difficilmente prevedibili.

Se i mercati fossero prevedibili, diciamo molto semplicemente che non esisterebbe altra professione al mondo se non quella del trader. Prevedi i prezzi e fai il tuo investimento tutte le volte che hai bisogno di soldi, comodamente seduto davanti un monitor. Il chè è un po’ il sunto delle pubblicità che divulgano i broker, le stesse reclame che sicuramente hanno fatto avvicinare al trading on line molti di noi. Ora, i tecnici del settore obietteranno che così si creerebbe un’ efficienza perfetta, e pertanto profitti zero, ma voglio rimanere sul meno teorico possibile.

Per adesso saltiamo tutto un discorso teorico sulla imprevedibilità dei mercati, analizziamo invece le conseguenze più immediate. Sarò molto semplice e conciso, non voglio scrivere alcun trattato sugli assiomi delle probabilità.

In un mercato “perfettamente imprevedibile”, le probabilità dell’esito delle nostre operazioni saranno sempre tali da avere come risultato, su di una serie sufficientemente numerosa di operazioni, la parità tra le perdite e le vincite. (Teorema Centrale del Limite e Legge Dei Grandi Numeri.)

2 casi diversi, risultati uguali

– Se i target in guadagno e in perdita sono equivalenti (StopLoss = TakeProfit), le probabilità di vincita sono del 50%, esattamente le probabilità di fare testa o croce lanciando una monetina non truccata. Può capitare di fare, per esempio, dopo 4 lanci, 4 “teste” o 4 vincite, ma questa sarebbe solo una serie fortunata (come quelle che fanno esaltare i trader principianti). Aumentando il numero di lanci il rapporto sempre più si stabilizzerà al 50% tra vincite e perdite, diventando, verso un numero infinito di lanci, matematicamente proprio il 50%. Quindi i profit si pareggeranno con i loss e il risultato del nostro trading sarà sempre zero.

– Se invece i target non sono equivalenti, (per esempio TP = 10 SL = 50) le probabilità si sposteranno più a favore di un target più vicino (TP)*. Questo vuol dire che basta avere un target profit più vicino del target loss per vincere? Neanche per sogno. Anche in questo caso, aumentando la serie verso un numero infinito, o almeno sufficientemente rappresentativo di eventi, le operazioni si equilibreranno in modo tale da avere il numero delle operazioni favorite statisticamente (target ravvicinato, quindi più frequenti), perfettamente equilibrate con il numero delle operazioni a target più ampio ma statisticamente sfavorite (più rare). La risultante sarà, ancora una volta, la parità tra le vincite e le perdite, distribuite tra le più numerose operazioni a TP vicino e più rare a SL più ampio, ovvero a conti fatti è esattamente come se avessimo il 50% di possibilità come nel primo caso. Il risultato sarà sempre zero profit e zero loss.

* la distribuzione di probabilità assunta ci indica che il target più vicino (TP) avrà una frequenza maggiore di quella più lontano (SL) ovvero sarà raggiunto più volte.

Ora però, analizziamo i fatti: operare a mercato ha dei costi. Questi costi possono essere:

– prevedibili, come lo spread e le commissioni del broker, le commissioni sulle transazioni broker-banca, tasse, ecc.
– e imprevedibili, come ritardi delle esecuzioni, slippage, requotes, ecc.

Questo senza calcolare il costo del denaro come la svalutazione, o il mancato guadagno dagli alternativi investimenti a basso rischio come i Titoli di Stato (Costo Opportunità).

Se agli esempi qui sopra sottraiamo questi costi da ogni operazione, per quanto possano essere esigui, questi non faranno altro che sbilanciare le equazioni citate sopra, in perdita. Le probabilità, passano da essere il 50% a sempre, sempre e comunque, a sfavore!! Il nostro trading risulterà matematicamente perdente. Per questo il 95% dei trader perdono i loro soldi. Solo ed esclusivamente per questo.

Molti cercano di propinarci balle come la disciplina, la “tecnica”, l’esperienza, il saperci fare, o, la mia preferita, “saper gestire la posizione” come chiavi di un attività di trading di successo. Saperci fare a fare cosa?! A operare con le probabilità sempre e comunque matematicamente a sfavore? Per me, anche no, grazie tante.

L’unico, davvero l’unico, modo intelligente di investire soldi nei mercati finanziari, è esclusivamente quello di avere o la certezza, o una robusta stima, del fatto che si prevederà il mercato.

Ricordate il film “Wall Street” di Oliver Stone? Quando Gekko dice che per lui l’essenza delle operazioni finanziarie è la certezza del risultato, mentre gli altri “lanciano le freccette a caso” * con l’unico risultato di essere scannati come pecore? Bene, questo è, secondo la mia vision, l’insegnamento più concreto e utile che si possa trasmettere ad un trader.

* Curiosità: Nel libro A Random Walk Down Wall Street, il professore di Princeton Burton Malkiel, teorizza che “una scimmia bendata, lanciando freccette verso le pagine finanziarie di un giornale, può selezionare un portafoglio che renderebbe altrettanto bene quanto uno accuratamente selezionato da esperti.”

Ovviamente le percentuali di successo queste previsioni possono variare molto, non è necessario prevedere tutti gli eventi, è sufficiente che le statistiche delle previsioni siano a nostro vantaggio tanto da coprire i costi. Il resto è tutto guadagnato.

Quindi, a livello pratico? A livello pratico andiamo a capire come possiamo prevedere qualche movimento di mercato e come possiamo verificare questa prevedibilità. E rimanendo nell’ambito dell’ Analisi Tecnica andiamo a cercare dei Pattern, delle conformazioni di prezzo o di altri indici, classificabili come previsionali.

I più esperti e ragionevoli probabilmente avranno già pensato che il miglior modo per verificare la “previsionabilità” di un pattern è quello di testarne gli effetti su di una serie storica, ovviamente automatizzando il processo. Il discorso vale anche per l’utilizzo discrezionale di tali pattern, ma nella discrezionalità io vedo solo punti deboli, ma è un discorso lungo, che rimando a dopo. Sicuramente, chiunque utilizzi un Pattern per il suo trading, deve pretendere di avare in mano delle prove della sua efficacia, anche se spesso vedo che quasi tutti si accontentano di darla per scontato.

 

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